La Fivi riempie i carrelli di belle idee. E di buon vino

Successo da record per il Mercato dei Vini a Piacenza con 15mila visitatori, seimila in pi¨ dell'anno passato

01-12-2017

La faccia bella e sorridente, ma soprattutto piena di entusiasmo, del vino in questo momento in Italia si chiama Fivi. Ora, non che chi non fa parte della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti sia “brutto e antipatico”, sia ben chiaro, ma di certo all’interno del gruppo più “trendy” del momento si respira un’aria di collaborazione e di partecipazione davvero interessante, senza essere in competizione con altri enti o associazioni.

Un aspetto che si è potuto notare durante il Mercato dei vini di Piacenza, che si è svolto nel fine settimana del 25 e 26 novembre scorso, e che ha visto la partecipazione di 501 vignaioli sui circa 1100 aderenti alla Federazione, che devono rispettare una regola: “Il Vignaiolo Fivi coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta”.

Non ci sono preclusioni su vinificazione convenzionale, biologica o biodinamica: al momento la Fivi rappresenta 11.000 ettari vitati in Italia, condotti per il 51% in regime biologico/biodinamico, per il 10% secondo i principi della lotta integrata e per il 39% secondo la viticoltura convenzionale.

La manifestazione di Piacenza ha visto l’ingresso di 15mila visitatori, seimila in più rispetto all’anno passato. Il vicepresidente di Fivi, Gaetano Morella, sentito durante la fiera, si guarda attorno: «Forse dovremmo ripensare agli spazi – spiega con un sorriso, soddisfatto del risultato ottenuto – Più di 500 vignaioli quest’anno non potevamo accogliere. Ma credo che sia uno di quei momenti assolutamente imperdibili, per noi che crediamo a questo progetto. Il Mercato dei vini, infatti, è l’unica fiera in Italia organizzata dai produttori a favore dei produttori, senza intermediari di mezzo. E’ un momento, durante l’anno, di confronto tra di noi».

Gaetano Morella con la moglie Lisa Gilbee

Gaetano Morella con la moglie Lisa Gilbee

La Fiera di Piacenza ha a disposizione altri due padiglioni, dove estendere il Mercato dei Vini. «Aspettiamo e vediamo, ne dobbiamo parlare tutti assieme» conclude Morella. Di Morella non bisogna comunque dimenticare i  Primitivi: La Signora 2014 di è un vino di straordinaria freschezza e già ottimo equilibrio.

Dai più piccoli ai più grandi, qui sono tutti uguali: stesso spazio, stesso banchetto, disposizione “casuale” ogni anno differente, in modo da evitare di “ghettizzare” i vari produttori secondo area o tipologia di produzione: un “caos controllato” voluto dalla stessa Fivi per permettere di avere uno sguardo davvero d’insieme del progetto condiviso.

Luca Ferraro

Luca Ferraro

«Per noi produttori è una festa – insiste Luca Ferraro di Bele Casel, azienda della zona di Asolo – dove condividiamo problemi uguali in zona diverse d’Italia. E’ un appuntamento immancabile, perché così esiste un contatto diretto tra le persone. E anche il consumatore può incontrare direttamente il produttore, senza dover per forza andare in cantina».

Dei vini di Bele Casel, da provare il Colfòndo: «Un tempo era considerato come un Prosecco di seconda fascia, da vendere solo in cantina. Ora nella zona tutti abbiamo invertito la rotta ed è diventato un motivo di orgoglio».

Andrea e Matteo Miotto

Andrea e Matteo Miotto

Concorda con Ferraro anche Andrea Miotto, altro produttore di Prosecco ma questa volta nella zona di Conegliano Valdobbiadene: «Qui siamo tutti uguali, grandi aziende o piccole realtà, hanno tutte lo stesso spazio e la stessa importanza. E riusciamo a scambiarci idee, assaggi e bottiglie». Anche Miotto, tra gli altri vini, ha portato il suo Confondo, altro Prosecco rifermentato in bottiglia assolutamente da assaggiare.

La conclusione è della presidente Matilde Poggi: «Siamo convinti che il successo crescente del Mercato sia la diretta conseguenza della credibilità che ci stiamo guadagnando a livello istituzionale, in Italia come in Europa. Abbiamo le scarpe grosse e il cervello FIVI, le mani nella terra e la testa rivolta a una causa comune».


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