Cinquanta di queste Montecarlo

La più piccola Doc toscana ha celebrato un compleanno importante. Con Fulvio Pierangelini, testimonial d'eccezione

10-09-2017

Fulvio Pierangelini, chef, molto legato alla Doc Montecarlo (Lucca), compagine di 17 produttori di vino da poco meno di 1 milione di bottiglie, per un totale di 200 ettari di vigne (foto del servizio di Luca Managlia)

La Festa del Vino di Montecarlo (Lucca) ha festeggiato nel 2017 la sua 50ª Edizione, fra i ricordi del viticoltore Gino Fuso Carmignani e la presenza di Fulvio Pierangelini. La ricorrenza è stata l'occasione per celebrare Montecarlo e l'intero territorio, la cui storia si intreccia indissolubilmente con quella del suo vino, un destino che si riscontra nel significato del suo antico nome, Via vinaria, ossia passaggio della via del vino, che attraversava fin dall'epoca più antica tutta la collina di Montecarlo.

Meno di 1 milione di bottiglie, 17 produttori, 200 ettari di vigne: la doc più piccola in Toscana, terra di rossi, ma non per questo la meno conosciuta. Forse grazie alla festa del vino, nata tre anni prima del riconoscimento della denominazione di origine. "Ma negli anni '70 per noi era la sagra di Montecarlo – ricorda Gino Fuso Carmignani -, in piazza d'Armi non c'erano gli stand ma dei cannicciati e spesso si camminava nelle pozzanghere. Ma per i pochi produttori di quel tempo la festa era un momento di grande energia positiva".

Dall armadio dei ricordi Carmignani tira fuori tanti aneddoti. La partenza, appunto, e gli anni successivi, quando la sagra cresce e diventa anche un sostegno economico per le fattorie montecarlesi. La Soc nasce nel 1970, qualche anno dopo Buonamico esce con un vino da tavola e Carmignani fa lo stesso con il celeberrimo "For Duke" (in omaggio a Duke Ellington). "Sono gli anni delle grandi sfide fra chi vuole rimanere nella tradizione e chi invece prova ad innovare – spiega Carmignani -, Ma sono anche gli anni in cui i grandi personaggi del mondo dell'enogastronomia cominciano ad interessarsi di noi: Luigi Veronelli, Carlo Petrini, Leo Codacci, Dino Casini e tanti altri".

Gino Fuso Carmignani, viticoltore simbolo

Gino Fuso Carmignani, viticoltore simbolo

E fra questi grandi, Fulvio Pierangelini, "Si doveva trovare un personaggio all'altezza, un testimonial di primo livello per celebrare il traguardo dei 50 anni". Gino Fuso Carmignani lo ha voluto a tutti i costi. "Fulvio è il più grande – dice – ha una mano straordinaria. La passatina di ceci con i gamberi di Sicilia è stato il piatto più copiato e la palamita, classico pesce povero che nessuno osava cucinare, con lui è diventato un mito della cucina italiana. E' sempre stato un grande amico di Montecarlo, per questo ho voluto che fosse lui il testimonial di questi straordinari 50 anni".

Fulvio Pierangelini, 64 anni, romano che ha fatto fortuna in Toscana. A San Vincenzo, per l'esattezza. "Ero un ragazzo e lavoravo come bagnino – racconta un po' commosso durante la premiazione al teatro dei Rassicurati -, ma alla sera, a qualunque ora, nel ristorante di Duilio Pieraccini (montecarlese) trovavo sempre qualcosa da mangiare. Ero affascinato da quella cucina professionale, mi hanno permesso di vederli lavorare a patto che tenessi le mani rigorosamente dietro la schiena. Un giorno mi chiesero se volevo pulire un po' di fagioli. Quanti ne ho puliti anche dopo. Un giorno, era ottobre, un pullman di turisti si rompe proprio davanti al ristorante. In cucina sono pochi e mi chiedono: vuoi darci un aiuto? E da lì ho potuto usare le mani, ho capito che quella era la mia strada".

L'eterna passatina di ceci con gamberi di Pierangelini

L'eterna passatina di ceci con gamberi di Pierangelini

"Sono sempre stato vicino a Montecarlo", ricorda Pierangelini, "Pensate nel 1978 Veronelli mi regalò una bottiglia di vino bianco della fattoria Michi – racconta -, bottiglia che ho lasciato in cantina quasi dimenticata e poi ho aperto tanti anni dopo. E' stata una scoperta sublime, il miglior vino bianco che mi è mai capitato di assaggiare".

Dopo le celebrazioni al teatro dei Rassicurati e i discorsi in paese, l'inaugurazione si conclude a cena, poteva essere divers, al ristorante Forassiepi, dove lo chef Antonio Pirozzi ha voluto omaggiare il Maestro con uno dei suoi piatti simbolo, la "passatina di ceci".


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