Lo chiamavano il Nizza

La Docg del vino che unisce 18 comuni del Monferrato compie un anno. Le celebrazioni e i protagonisti

11-07-2017

La cena di gala per celebrare un anno dalla Docg del Nizza a Palazzo Crova, Nizza Monferrato (Asti), l'1 luglio scorso

Un primo compleanno e tutta una vita: davanti, come alle spalle. Il Nizza ha celebrato la Docg ottenuta un anno fa, ma con #natailprimoluglio ha voluto anche trasmettere l’orgoglio di produttori che da tempo lavorano con dedizione e pazienza per promuovere questa eccellenza e il suo territorio. Uniti, uno stile spesso poco italiano insomma. E come ogni compleanno che si rispetti, non è mancato un regalo, fatto a se stessi e a tutti coloro che vogliono gustare i doni del Monferrato: il debutto in commercio del Nizza Docg Riserva, che deve affrontare un anno di invecchiamento in più.

A Palazzo Crova nei giorni scorsi l’incontro con l’Associazione Produttori del Nizza, guidata dal presidente Gianni Bertolino; accanto a lui, il vicepresidente Daniele Chiappone e altri appassionati protagonisti di quest’avventura (ormai si è arrivati a quota 47 associati). Ospite anche la presidente dell’ente Fiera internazionale Tartufo Bianco d’Alba, Liliana Allena, a conferma della volontà di fare squadra tra territori.

Si parte con la degustazione di 15 vini, tra cui il debutto di un’annata 2015. Parliamo di una zona tra le più vocate per il vitigno Barbera; ecco perché già negli anni Novanta i produttori avanzarono la richiesta per il riconoscimento della “sottozona”, passaggio determinante per poi giungere alla Docg conquistata con la vendemmia 2014. Barbera al cento per cento - stabilisce il disciplinare - e vigneti collinari con esposizione da Sud a Sud Ovest e Sud Est. L’invecchiamento deve avvenire in legno per almeno sei mesi, all’interno dei 18 totali; passando al Nizza Riserva, il periodo di attesa sale a 30 mesi, di cui 12 in legno.

Gianni Bertolino, presidente dell’Associazione Produttori del Nizza

Gianni Bertolino, presidente dell’Associazione Produttori del Nizza

In questa mattina che fa presagire una giornata di continue esplorazioni sensoriali, cattura l’occhio un rosso rubino, intenso come il profumo. Guida alla scoperta di questo sapore corposo e armonico, l’enologo Claudio Dacasto. Intanto si assaggiano storie affascinanti.

Come la degustazione alla cieca – racconta Bertolino - una sfida per migliorare e migliorarsi. Ci si trova periodicamente a misurarsi con i campioni dei vini, senza sapere da quale cantina provengano, per accertarne la qualità. I giudizi poi passano nelle mani del segretario comunale, quindi un soggetto esterno all’associazione. Può accadere che un produttore si trovi dunque a emettere un responso sul proprio vino, magari trovando qualcosa da perfezionare: il verdetto sarà noto a lui solo.

Così giovane e così antica, questa storia vuole correre verso il futuro. Nel 2016 sono stati prodotti 8.541,20 quintali di uva pari a 5.978,84 ettolitri di vino; le prospettive indicano un potenziale di 50.400 quintali totali, per una produzione teorica di 4 milioni e mezzo di bottiglie. 

E allora è giusto festeggiare, come avvenuto la sera stessa del primo luglio sempre nella cornice di Palazzo Crova e de “La Signora in rosso”: ecco la cena di gala, alla presenza di tutti i produttori e del presidente del Consorzio Barbera d’Asti Filippo Mobrici, con il concerto di Gianni Coscia.

Il Nizza è nato a seguito di un distaccamento della sottozona Barbera d'Asti superiore Nizza e dalla Docg Barbera d'Asti

Il Nizza è nato a seguito di un distaccamento della sottozona Barbera d'Asti superiore Nizza e dalla Docg Barbera d'Asti

In una serata baciata dalla luna dopo un temporale discreto, sono sfilati i piatti degli stellati Piero Bicchi, Walter Ferretto, Mariuccia Roggero Ferrero e Massimiliano Musso, accompagnati naturalmente dal Nizza Docg che sceglievano via via gli ospiti. Quando la notte termina e il sole si riaffaccia sulle colline, però, si fa avanti il desiderio di scoprire ancora da più vicino i luoghi che sprigionano questa bontà rigorosa. Allora da “La Corte” di Calamandrana, ci si sposta a Moasca.

Dalle torri del castello trecentesco lo spettacolo è immenso come la fierezza di questa terra, raccontata dal sindaco Andrea Ghignone anche in un libro. E proprio “Tra la Terra e il Cielo” si chiama il ristorante che dà l’ultimo tocco di bontà  nel segno del Nizza, mentre lo sguardo corre alle “Big benches”: le panchine del designer Chris Bangle rafforzano l’abbraccio tra arte e natura in un Monferrato che sente come una responsabilità gioiosa il riconoscimento di patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Responsabilità che passa anche e soprattutto dal bicchiere.


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