San Gimignano e una Vernaccia che deve emergere

L'Anteprima 2017: si punta a un vino importante e molti produttori ci stanno riuscendo. Ma restano ancora dubbi

17-02-2017

Si è svolta in questi giorni l'Anteprima della Vernaccia di San Gimignano, tra qualche buono spunto e alcune perplessità

La Vernaccia di San Gimignano vuole puntare sul territorio, e sulla comunicazione di un grande vitigno dal quale possono arrivare vini bianchi da invecchiamento. E' stata proprio la presidente del Consorzio Letizia Cesani che, durante l'Anteprima della Vernaccia, ha sottolineato come sia importante proseguire sulla strada che punta a valorizzare il vitigno Vernaccia, cercando di dare importanza non solo al vino, ma anche alla storia di un territorio.

Precisiamo subito: come anche evidenziato dalla Master of Wine, Rosemary George, donna innamorata della Toscana e da San Gimignano, la Vernaccia è un vitigno difficile, non aromatico, che però sa esprimere una grande sapidità e che sa "uscire alla distanza". Concetti, questi, che verranno presto sottoposti anche ai 3 milioni di turisti che ogni anno invadono la città delle torri: «Stiamo trasformando la Villa della Rocca in un centro di divulgazione della Vernaccia di San Gimignano. Non sarà un semplice museo, ma un centro innovativo, dove il visitatore potrà fare anche esperienze sensoriali».

Nel cuore di San Gimignano le degustazioni dell'annata 2016 e delle Riserve 2015

Nel cuore di San Gimignano le degustazioni dell'annata 2016 e delle Riserve 2015

La sintesi: valorizzare la Vernaccia, anche e soprattutto come vitigno, e far comprende che si tratta di un vino importante. Questa è la teoria, perché la pratica, al momento, sembra un'altra cosa. Durante gli assaggi delle Anteprime (in degustazione 83 vini di una quarantina di aziende), l'impressione è che non tutti puntano diritti alla valorizzazione del vitigno Vernaccia di San Gimignano, elevandolo alla sua massima espressione, cioè in purezza. Qualche vino aveva delle spiccate note aromatiche non particolarmente tipiche di un vitigno che porta ad avere dei profumi piuttosto chiusi all'inizio e che ha una maggiore espressione al gusto, in bocca.

Il disciplinare lo consente, d'altronde: per la Docg, infatti, si deve avere un minimo di 85% di Vernaccia di San Gimignano e il 15% di altri vitigni consentiti dalla Regione Toscana, con un disciplinare aggiornato da poco tempo. Qui si nota la mano del produttore: la Vernaccia di San Gimignano in purezza, infatti, non è un vino immediato e dall'intensità travolgente. L'aggiunta (ripetiamo, consentita) di altri vitigni è una scelta per rendere il vino maggiormente appetibile da subito.

Buon livello dei vini, qualche dubbio sull'effettivo utilizzo in purezza del vitigno Vernaccia di San Gimignano

Buon livello dei vini, qualche dubbio sull'effettivo utilizzo in purezza del vitigno Vernaccia di San Gimignano

L'altro problema riguarda la valorizzazione "economica" di un vino: se si crede a un prodotto di alto livello, bisogna anche dargli il giusto valore da un punto di vista del prezzo. Passare nelle suggestive strade di San Gimignano e trovare delle bottiglie di Vernaccia in vendita a soli 4 euro a bottiglia, deve far riflettere.

Sulla qualità, c'è da dire che nei bicchieri si sono trovati vini per la maggior parte onesti. In particolare sono piaciuti, nell'annata 2016, i prodotti delle cantine Casale Falchini, San Quirico, Signano e San Benedetto. In tutti i questi casi si sono trovati dei vini molto verticali, diretti, puliti ed eleganti, con una spiccata salinità senza cadere nell'eccesso, mantenendo ognuno la propria identità. Nelle riserve 2015 (solo una decina quelle presentate), nota di merito anche per La Lastra, che denota un'ottima struttura. Nella speranza che sempre più aziende credano davvero alla Vernaccia in purezza come vera espressione del territorio.