Caffè Italia, poesia su carta

E' uscito il numero 2 del progetto editoriale di Johanna Ekmark. Un viaggio evocativo nell'artigianato e nel cibo

11-04-2018

Le copie del libro Caffè Italia numero due, acquistabile online caffeitalia.se, al prezzo di 33 euro. La curatrice del progetto è Johanna Ekmark, fotoreporter svedese, da oltre 30 anni in Italia

Abbiamo atteso quasi due anni e finalmente è arrivato. È in vendita da qualche giorno il numero due di Caffè Italia, uno dei progetti più interessanti in circolazione perché pone al centro storie di grande artigianato italiano (non solo cibo), fuori da ogni stereotipo possibile. 

È passato del tempo perché la missione che si è data l’ideatrice Johanna Ekmark, fotoreporter svedese, italiana di adozione, è tutt’altro che semplice: non sono tempi propizi per l’editoria, si sa, e la fattura artigianale del progetto richiede pazienza e tempo che va a erodere quello speso per i doveri quotidiani. Problematiche e opportunità che avevamo già approfondito con l’autrice quando uscì il primo numero e che la curatrice sottolinea elegantemente nel nuovo editoriale: «Anche i grandi artigiani hanno bisogno di 10mila ore per perfezionare il loro mestiere».

Il capitolo due fa altrettanti passi avanti rispetto al “libro” (di questo si tratta, non di una rivista) del debutto. I concetti che lo muovono, riassume bene la headline del progetto, completamente in lingua inglese, sono “Inspiration, culture, encounters, nature, phenomena, coffee, human capital, food, art, travel, rarities, music, craftmanship”.

L'ideatrice e curatrice di Caffè Italia, Johanna Ekmark, tra Corrado e Nives Assenza

L'ideatrice e curatrice di Caffè Italia, Johanna Ekmark, tra Corrado e Nives Assenza

Molte di queste caratteristiche sono evidenti ancora prima di leggere: la carta, porosa e fragrante, è frutto del lavoro congiunto tra la straordinaria tipografia italiana TrifolioArctic Papers, cartiera svedese. Il profumo che sale scorrendo le pagine manderà in solluccherò i feticisti del genere.

LE STORIE. Il signore che sbircia dalla copertina sotto a una campana è Massimo Lunardon, soffiatore e artista (Artis(t)an, titola bene il pezzo) del vetro a Fara, nel Vicentino. Una storia fantastica di uomini e sogni, raccontata nelle immagini dalla stessa Ekmark (che firma tutte le foto del numero) e nelle parole di Lara Andersson.

Il servizio di apertura è invece un appassionato pamphlet di Corrado Assenza. Titola semplicemente “Sicilian Oranges” ed è un’ode mai letta all’agrume icona dell’isola: «Io e Johanna», spiega il pasticciere di Noto, «volevamo trovare l’aranceto perfetto, il luogo che in uno scatto, nella migliore delle stagioni, in un solo fotogramma, dal punto di vista dell’arancia, fosse capace di raccontarla nel suo micro-macrocosmo Sicilia». Missione compiuta.

Nelle pagine successive ci s’interroga sull’universo, passato e presente, degli Etruschi: archeologia, artigianato e segni di una civiltà che non cessa di affascinare. Così il pane toscano, un simbolo ridipinto in modo evocativo dalla scrittrice Giulia Scarpaleggia (julskitchen su instagram). E gli illuminati dell’Umanità del vino, frutto della passione di chi lo porta dalla vigna alla bottiglia: Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa in Toscana, Federico Graziani e Salvo Foti ancora in Sicilia, Josko Gravner in Friuli, Paolo Brunello in Veneto.

Chiudono il numero i dossier “Fenomenologia della Piazza” («Nella piazza c’è Italia, la statica ideale del paese», spiega bene Marco Ciriello nell’unico testo in lingua italiana del numero due) e “La Barcolana”, la celebre regata triestina. Poesie in immagini e parole.


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