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Braida: Barbera e oltre

Raffaella Bologna, anima del marchio piemontese, racconta l'evoluzione di questa storica azienda

26-08-2016

Perfettamente schierati, i vini Braida pronti per una degustazione

Braida è il marchio che in Italia e nel mondo è sinonimo di Barbera. Ma Raffaella Bologna, figlia di Giacomo ed entusiasta anima dell'azienda di famiglia, racconta di come sia nata la produzione dei vini bianchi. «Un giorno andai da mio padre e gli chiesi di poter fare un vino mio, ma bianco. Allora mi guardò, mi mostrò il braccio e disse: "Il sangue è rosso e in queste vene scorre Barbera". Poi, però, non ha saputo dire di no ai figli...».

A quel punto l'idea fu quella di puntare sulla Nascetta, un vitigno autoctono piemontese che stava andando scomparendo: nel 1990 furono piantate le prime piante. Nel 2008, poi, il Langhe Nascetta ricevette la Doc.

In particolare ci soffermiamo proprio su due vini bianchi di Braida: il Fiore, realizzato con una prevalenza di Chardonnay e il 30% di Nascetta, risulta essere più immediato, di facile beva e di grande freschezza, e la Regina, il Langhe Nascetta Doc che ha sicuramente complessità e struttura superiori, un attacco piacevolmente acido e una ottima longevità. Entrambi ideali per questo finale di estate. Se poi arriva qualche temporale a rinfrescare l'aria, si può sempre tirare fuori dalla cantina qualche buona bottiglia di Barbera.

Perché alla fine, Braida rimane sinonimo di Barbera. L'orgoglio, della Barbera. «Ricordo il 1986 – racconta Raffaella Bologna - Lo scandalo del metanolo scosse l'intera nazione. Allora sulla Stampa, anonima, apparve una pagina che fu il grido di rabbia e di orgoglio in difesa del vitigno Barbera e di tutti i vignaioli onesti d'Italia: "Viva la Barbera!" fece scrivere fieramente nostro padre, Giacomo Bologna».

Oltretutto quello scandalo del metanolo arrivò in un momento chiave per l'azienda, che puntava con decisione su una Barbera importante dopo il grande successo de La Monella, «una barbera giovane e vivace con un fragrante bouquet che sapeva essere intrigante e piacevole pur in una struttura importante» come la descrive Raffaella Bologna.

Infatti, proprio nel 1985, era uscito il Bricco dell'Uccellone, vino diventato simbolo di Braida, che fece scalpore, perché si poteva provare una Barbera "diversa" (soprattutto in quegli anni), di spessore.

E Raffaella Bologna conclude: «Siamo cresciuti con il nostro motto: "Costruitevi una cantina ampia, spaziosa, ben aerata e rallegratela di tante belle bottiglie, queste ritte, quelle coricate, da considerare con occhio amico nelle sere di Primavera, Estate, Autunno e Inverno sogghignando al pensiero di quell'uomo senza canti e senza suoni, senza donne e senza vino, che dovrebbe vivere una decina di anni più di voi"». Una cantina dove, immaginiamo, possa trovare spazio qualche buona bottiglia di Braida.


Rubriche - In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

a cura di

Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia, è sommelier e grande appassionato di whisky scozzesi e birra, soprattutto quella artigianale italiana