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Newsletter 67 del 05.08.2005
ogni volta che uno digita Identità Golose in Google, come mi hanno simpaticamente fatto notare Bob Noto e Armando Adolgiso, viene chiesto “Forse cercavi: identità vogliose”. Non so gli altri, ma io me ne sono sempre infischiato. Le mie identità vogliose non le soddisfo certo andando a navigare in un sito. Però lunedì ha vinto la curiosità e ho cliccato sul link, sicuro che sarei stato catapultato nelle orge più incredibili, quei grovigli carnosi davanti ai quali io mi chiedo sempre come facciano sul set a non scoppiare a ridere.
Morale: a monte di 861 referenze per Identità Golose, quelle vogliose risultavano, tenetevi forte, una. Una? Esatto: una. Non un milione, non centomila né diecimila o mille, una appena. C’è poca voglia in giro di identità vogliose, anche perché la sola citazione è in fondo sempre legata al congresso a tutta acquolina visto che ti rimanda a un articolo di Adolgiso in http://www.adolgiso.it.
E i preparativi per la seconda edizione di Identità Golose proseguono. L’ultimo tassello aggiunto al programma, porta il nome di Mathias Dahlgren, cuoco e titolare a Stoccolma del Bon Lloc, http://www.bonlloc.se, come recita l’insegna, “Estilo Nuevo Euro-Latino”.
Il cosiddetto fuori salone, il programma di cene d’autore per Milano e dintorni durante il congresso, programma ancora in via di definizione, perde invece una tessera. Nicola Cavallaro, chef bravo e geniale, con il 1° agosto ha lasciato i fornelli di Ama e l’indomani è partito per Auckland in Nuova Zelanda. Tranquilli, a fine mese sarà di nuovo a Milano, impegnato nel progetto di rilancio di un locale che ha sempre avuto tante ambizioni e ben scarsi risultati.
Non male Milano da bere e da mangiare: in pochi giorni perde due certezze come Paola Budel e Nicola Cavallaro. Torneranno più belli e cucinanti di prima, però il capoluogo lombardo si conferma una città tutto cemento, anche nella testa di molti, dove fare qualità è sempre più difficile.
Paolo Marchi |
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- L'Olio Carli e il tribunale di Alba, adesso sappiamo cosa comperiamo
Per comperarlo lo si può sempre comperare, ma adesso sappiamo, come altri hanno scritto prima di me, ad esempio Peperosso Bernardi, http://www.peperosso.info, che l’Olio Carli di Imperia non è “prodotto internamente con olive provenienti dalla Liguria”. E a dirlo non sono i maligni, bensì una sentenza di un tribunale della Repubblica italiana, quello di Alba, per la precisione il giudizio numero 270/05 depositato il 9 luglio scorso.
Trascrivo dalla sentenza pubblicata sulla Stampa del 17 luglio, ritaglio speditomi da Gino Celletti, maestro oleario in Milano: “Il Giudice inibisce alla F.lli Carli spa di utilizzare, nelle comunicazioni inviate alla clientela e nel materiale pubblicitario diffuso, espressioni o messaggi idonei a ingenerare nei consumatori la convinzione che l’Olio Carli sia prodotto interamente con olive provenienti dalla Liguria”.
E’ una sentenza da applaudire, purtroppo una delle cento che potrebbero essere emesse perché il mondo dell’olio è un po’ come quello del calcio: di corretti ce ne sono pochi. Quasi tutti fanno il pieno all’estero, quando va bene, o rettificano.
C’è una sola difesa: evitare i prodotti che fanno pubblicità in tivù. Chi può permettersi le reti nazionali, ha tali volumi di prodotto che di italiano forse ci sono etichetta, tappo e bottiglia. L’olio è escluso, salvo quelle micro-produzioni top che per una grande azienda rappresentano lo 0,6% del fatturato, un fiore all’occhiello che in pratica funge da foglia di fico. |
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- Sapete già cosa farete il 13 ottobre? Io cenerò alle Grazie, forse...
Oggi 5 agosto, sapete cosa farete la sera del 13 ottobre, un giovedì? Lo dubito, a meno non sia il compleanno vostro o del vostro amore o qualcosa di simile. Io lo so dal 29 luglio, da quando mia moglie ha prenotato un tavolo Alle Grazie, il ristorante di Marco Miglio a Monza, 039.387903, http://www.ristoranteallegrazie.it . Prima era impossibile trovarvi posto e la cosa mi stupisce anche se il titolare si stupisce per il mio stupore. Comunque, meglio stupiti che stupidi.
Il problema è subito rivelato: Miglio ha scritto un libro con Roberto Provana, psicologo e giornalista, La cucina dell’Identità per l’editore Lupetti, http://www.lupetti.com. Identità lui in cucina, identità io a congresso, perché non farmelo avere? Detto e fatto. E’ sulla mia scrivania da gennaio. Ma il libro di cucina di uno chef, e poi questo libro e questa cucina che ha pesanti implicazioni psicologiche, è sempre meglio mangiarlo. Scrivere bene è difficile, cucinare bene pure, se poi le due cose devono essere fatte dalla stessa persona… E qui nascono i problemi.
Credo che Alle Grazie sia il solo locale in Italia che se chiami per prenotare un tavolo entro un ragionevole lasso di tempo, una o due settimane, ti rimbalzano a due o tre mesi dopo. E in piena crisi economica, con i ristoratori che piangono sui coperti persi. A maggio sono stato invitato a richiamare verso fine luglio perché sempre completo, a fine luglio a ottobre.
Mi ha spiegato Miglio in una e-mail di maggio: “Per fortuna, dopo sette lunghi anni di lacrime e sangue, finalmente è arrivato anche il nostro momento, e per sfortuna non riusciamo a coccolare tutti come vorremmo. Siamo realmente messi così; i nostri ospiti apprezzano molto il fatto di giocare con un menù che abbia rispetto del loro modo di essere e loro di essere considerati delle persone e non dei portatori di danaro”.
Questo è nobile e bello, spero solo di non dimenticarmi di avere un tavolo prenotato per quando la nebbia avrà preso il posto del sole. |
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- Alla Spurcacciun-a, mare e champagne per due sotto le stelle
Claudio Tiranini è il titolare a Savona dell’Mare Hotel e del ristorante a Spurcacciun-a, 019.264065, http://www.marehotel.it. Già ottima l’idea di un tavolo, da lui stesso progettato, dove bisogna mangiare rigorosamente con le mani, quest’anno ha inventato il Menù romantico, rigorosamente per due persone e all’aria aperta, su una terrazzina a totale disposizione di chi ha prenotato, lui & lei (ufficiali), lei & lui (ufficiosi), lei & lei, lui & lui. Non solo, viene “servito solamente in serate stellate e temperatura estiva”.
Il menù: Sensazioni di mare crude, Insalatina tiepida di crostacei e caviale iraniano, Pizzicotti alle noci ed erbe di campo al ragù di crostacei, Scrigno di triglie, trombette e cipollotti con piccole tartare, Gran misto di dessert. Prezzo fisso 180 euro per due, champagne compreso. E in dono la colonna sonora della serata, che Claudio ha raccolto in un cd, titolo Marea. Quattordici canzoni, la prima di Charles Trenet: La Mer. |
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- Domenica in Affari di Gola i cibi saranno ben poco divini
Affari di Gola, la pagina dolcesalata che dà appuntamento ai suoi lettori ogni domenica con il Giornale, tra 48 ore ci farà fare un viaggio ideale a Minori, comune della costiera amalfitana prossimo a Ravello, sede del premio di letteratura enogastronomica Minori Costa d’Amalfi, quest’anno vinto da Allan Bay con Cuochi si diventa 2. Roberta Corradin, che a definirla ottima si potrebbe offendere perché di più, ha gustato i piatti di locali a tutto gusto come l’Arsenale nella stessa Minori e Giovanni e Maria a Maiori o i dolci della pasticceria De Riso a Minori.
L’ultimo editoriale di Rafael Garcia Santos nel sito del suo congresso, http://www.lomejordelagastronomia.com, titolo Nell’età dell’oro s’impone il bronzo e l’abbronzato, è lo spunto per il secondo articolo. Scrive il giornalista spagnolo: “La situazione che attraversa la culinaria in Spagna è così caotica che induce alla confusione intellettuale (…). Stiamo passando dall’epoca d’oro della cucina a quella di bronzo e all’abbronzato”. Un campanello d’allarme già udito all’ultimo compresso di San Sebastian, ma le colpe, se ve ne sono, sono tutte e solo dei cuochi?
Quanto alla promozione del Giornale, martedì 9 agosto appuntamento numero 26 con La Grande Cucina Italiana, un argomento davvero estivo: Insalate di pasta, riso e pesce. Il 10 agosto, mercoledì, il 19° Grande libro del Vino con Aperitivi e cocktail, buoni tutto l’anno, ancora di più ora che molti hanno staccato la spina e un negroni in più non pesa come quando si deve tornare in ufficio.
Infine Cibi Divini, rendez-vous con cibi che non si affatto rivelati divini, quelli del Mistral a Bellagio sulla punta del lago di Como. Più presunzione e marketing nelle proposte molecolari di Ettore Bocchia che qualità autentica, a conferma che Como e la sua piscina saranno anche ricche e belle (e lo sono per davvero), ma quanto vi si mangia male. E io, metà comasco e metà trentino, al momento di deliziarmi a tavola non ho mai dubbi su quali mie radici seguire. |
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