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Newsletter 53 del 13.05.2005
Non so voi sui vostri computer, ma io sul mio vengo bombardato di pubblicità più o meno spam. Potrei acquistare di tutto, soprattutto medicine contro l’impotenza, oggetti per giochi erotici di qualsiasi intensità ma anche testuggini terrestri, chissà poi perché: “Una femmina di due anni oggi la puoi prendere con soli 85 euro! Incredibile, vero? I maschietti li puoi trovare ancora a meno”. A parte che è l’ennesima conferma che noi maschi siamo molto meno importanti, chissenefrega acquistare una tartaruga on-line.
Peggio il porno-mondo perché sei assolutamente indifeso. Il programma anti-spam blocca non più del 10% delle e-mail, perché i siti che spediscono si aggiornano di continuo e ora che il sistema capisce come individuarli, loro si sono già rinnovati e bussano in altre vesti. Tre medicine su tutte: viagra, cialis e valium, segno che i problemi maggiori per l’uomo sono nella testa e nel birillo. E’ il colmo: una testa troppo piena di tutto, soprattutto tensioni e fantasmi, e un lui troppo vuoto di energie.
E allora perché sorprendersi, come ha fatto Massimo Bernardi nel suo frizzante blog, http://www.peperosso.info, se il cibo e il sesso vanno a braccetto. Mangiare e amare, guai non fosse così. Bernardi titola: “E ora qualcosa di completamente diverso: il sesso”. Trascrivo: “Sono venuti alla nostra attenzione i bilanci giù di corda di certi gastro-editori. Ma nel caso della tivù, una possibilità rimane sempre: darsi al sesso. Che significherebbe poi assumere la tendenza, per ora tutta straniera delle sexy-chef”. Seguono i nomi di tre topolone che sanno pure cucinare, un optional visto certe pose, Nigella Lawson, Rachel Ray e Giada De Laurentiis “prodighe di maglioncini striminziti, ganascini e occhiolini tra il burroso e il provocante, sex is better, non sono più un caso isolato, casomai una tendenza”. Non manca una foto della Ray mentre succhia un lecca-lecca, capito l’antifona?
Paolo Marchi |
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- Dietro a quelle sbarre cucina un gambero nero
Quando Edoardo Raspelli scrive che la cucina di Ferran Adrià è per “anoressici sdentati” pensa di essere spiritoso, molto probabilmente perché non sa quanto grave sia l’anoressia e quanto triste avere perso i denti e non avere soldi per una dentiera. Ecco, uno come lui, che si vanta di cestinare il 99,9 dei libri che riceve, dovrebbe investire 19 euro nell’ultima fatica di Michele Marziani e di Davide Dutto, rispettivamente giornalista e fotografo. In Il gambero nero – Ricette dal carcere abbiamo modo di vedere come si vive da reclusi (nella circostanza nel carcere di Fossano in provincia di Cuneo), come alcuni uomini cercare di restare attaccati a una dose ragionevole di dignità. Sì, le ricette ci sono e sono fattibilissime a casa, ma il sale arriva dagli scatti e dalle storie perché una nota come quella di Francesco (“Il momento di buttare la pasta è sempre delicato. L’acqua perde di temperatura e farle riprendere bollore coi fornelli è un’impresa”) ha senso solo in una cella, con una pentola appoggiata su un fornello da campeggio. A casa nostra suonerebbe inutile. Un libro che aiuta a pensare, prima ancora che a cucinare.
Il libro è edito da DeriveApprodi di Roma, 06.8538977, http://www.deriveapprodi.org. |
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- In quella mucca pazza c'è un gastronomo riluttante
Non è un sito, è un blog, di quelli che, fossi a scuola, chiamato a segnare sulla lavagna i buoni e i cattivi (si fa ancora? dubito), segnerei tra i buoni. Trattasi di http://ilgastronomoriluttante.splinder.com, sottotitolo “Quotidiano di gastronomia per le famiglie e per i buongustai - cucina casalinga - alta cucina - cucina conviviale
cucina per stomachi deboli - cucina alberghiera - arte della tavola”. Lo anima Muccapazza28 del quale so poco, ma quel poco di ha impressionato positivamente.
L’ultimo articolo messo in rete parla di ristoranti. Si intitola Il Periodo della Ristorazione Italiana, un periodo di vacche magre e di ridimensionamenti, strappando alcune parole al testo. Muccapazza è tutt’altro che stupida, in fondo ai suoi pensieri si vede della luce. Arriva da alcuni ragionamenti che separano la farina dalla crusca. Lo consiglio. Non c’è nulla di urlato e chi vi scrive vuole parlare di cucina e di ristoranti senza isterismi e senza qulle beceraggini che contraddistinguono chi ha scelto una bandiera e vi cammina dietro senza guardare dove il percorso lo porterà.
Il gastronomo riluttante, mai ributtante, è la dimostrazione, non è la sola per fortuna, che le cose in sé non dicono nulla, è decisivo l’uso che se ne fa. Questo è un buon uso del mezzo. Vale in fondo quello che si dice della scatola televisiva: se vi appare Biscardi cambi canale, se canta, suona e parla Arbore non te ne staccheresti mai. Eppure è sempre lo stesso apparecchio.
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- La Michelin, quando i chilometri sono un capriccio
Luc Dubanchet e Laurent Seminel sono i direttori di una intelligente rivista mensile francese, Omnivore. Loro il Food Festival a Le Havre, dal 22 al 25 settembre, http://www.omnivore.fr.
Nell’ultimo numero, Laurent si è divertito a sfogliare alcune edizioni della Michelin e ne è scaturita una chicca. Quanti chilometri separano il villaggio di Gallardon nella regione della Eure-et-Loir da Parigi? Impossibile dire con precisione. Possibile? Sì, variano, come se la terra fosse fatta di plastica e può essere tirata a nostro piacimento. E dire che io attendo la nuova edizione di qualsiasi pubblicazione per seguire il gioco delle stelle e dei voti, ma che non vi fosse certezza nemmeno delle distanze questa è nuova.
Qundue: nel 1912 Gallardon è adagiata su una quota di 110 metri s.l.m e dista dalla capitale 61 km. Nel 1947 il suolo lievita e Gallardon ha una quota di 140 metri (!) e si è allontanata da Parigi di ben 13 km, per la precisione 74 in tutto. Nel 1956, fermo restando un’altitudine di 140 m., si sono aggiunti mille metri: 75 km in tutto. Nel 1966 la superficie del pianeta si restringe: 73! Dieci anni dopo risale: 76.
E quest’anno? Sparita, non c’è più. Gallardon si deve essere dissolta. La morale? Semplice: se è così difficile misurare la distanza tra due città, figuriamoci mettersi d’accordo sulla bontà o meno di una cucina. Anche al sottoscritto anni fa non tornavano le distanze di due comuni da Milano. Attendo ancora risposta, anzi ripongo la domanda: come fa Treviso a essere più vicina di Venezia alla città della Madonnina? Dubitate? Fate bene, ma per la Michelin Milano e Venezia sono separate da 267 chilometri, Milano e Treviso da tre in meno: 264. E dire che quando hai finito di percorrere l’autostrada da Milano porta alla Serenissima, i km coperti sono 259… |
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- Domenica in Affari di Gola si parlerà di celiachia, champagne e...
Tra 48 ore in Affari di Gola, la pagina a tutta a acquolina che il Giornale la domenica dedica a ottimi cibi e a grandi vini, Roberta Corradin, scrittrice e giornalista, si occuperà di piatti che possono essere serenamente mangiati dai celiaci, quelli che ha avuto modo di imparare durante una lezione di cucina presso la scuola ConGusto di Milano, 02.66102704, http://www.con-gusto.it, cuoco insegnante Dario Biotti. A seguire un elenco di indirizzi utili dove chi soffre di celiachia è il benvenuto.
La settimana prossima nuovi appuntamenti con le due collane golose abbinate al Giornale: martedì, 14° ricettario della Grande Cucina Italiana, quello dedicato alle torte, quattro capitoli: Alla frutta, Soffici e cremose, Al cioccolato e Stelle in cucina, per sognare: Grazia Soncini della Capanna di Codigoro (Ferrara), Renato Ceccato della Locanda Cipriani a Torcello (Venezia), Stefan Pramstrahler del Romantik Hotel Turm a Fiè allo Sciliar (Bolzano) e Tommaso Negri dell’Antica Osteria del Teatro di Piacenza. Mercoledì 18 sarà la volta del settimo appuntamento con i Grandi Libri del Vino con il quale sconfineremo. Basta il titolo per intendersi: Champagne, pura eleganza e seduzione.
Infine, la rubrica Cibi Divini per una volta non tratterà un’insegna salata. Il Marchesi applaudito, si chiama infatti Angelo, ha 54 anni e a Milano è il titolare della Pasticceria Marchesi 1824 tra corso Magenta e Santa Maria alla Porta. Il suo Budino di riso è un inno alla gioia e allo stile di una città che è difficile riconoscere in tanti schifezze, non solo gastronomiche, che vanno per la maggiore. |
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