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Newsletter 49 del 15.04.2005
ogni edizione del Vinitaly è l’occasione per millanta presentazioni, degustazioni, dibattiti. Tra tante iniziative, Paolo Massobrio ha tenuto a battesimo la trasformazione dell’opuscolo del Club di Papillon in rivista vera e propria. E come ogni padre stravede per suo figlio, così lui ha preso giustamente a cuore le sorti di un numero forte di “128 pagine tutte a colori” dedicate al mondo della gola, soprattutto se nel nord-ovest. Però dovrebbe pazientare un po’ perché la rassegna veronese si è conclusa lunedì e lui già nella newsletter di mercoledì, scritta ovviamente martedì, si lamenta per l’assordante silenzio di quelli che definisce i “colleghi amici”. Nessuno avrebbe scritto del nuovo periodico, nemmeno chi lavora gomito a gomito con lui, rischio insomma di essere il primo.
E allora eccolo farci sapere che sta “già lavorando al prossimo numero che sarà ancora più bello, più polemico, più ricco di novità”. Ecco, giusto così: duri e gagliardi. E possibilmente pure originali perché quando nel primo numero leggo per la milionesima volta Eldorado Raspelli, classe 1949, vantarsi di avere inventato la critica gastronomica, mi cadono le braccia.
Ancora ‘sta solfa? Ancora la menata del superuomo in lotta con i cessi sporchi e i camerieri sciatti? Il cronista di Bresso ci ricorda in Papillon come lui scriveva quando chi oggi osanna Ferran Adrià, circa trent’anni fa pensava al calcio e a sciare. Io di certo, perché sfido chiunque andare allora a Cala Montjoi per gustare i piatti di Adrià. Per dire, io nel ’77 avevo ventidue anni e trenta chili in meno, tifavo (e tifo) Inter, frequentavo la facoltà di lettere moderne, la sezione Brera del Psi, la redazione sportiva del Corriere della Sera e quella della rivista Sci. Lo giuro: leggevo Raspelli e lo trovavo un ottimo cronista e non perché più vecchio di me, ma perché dava l’impressione di essere un mastino. E oggi? Oggi sì: è proprio più vecchio.
Paolo Marchi |
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- Milano, il Salone del Mobile e 31 cioccolatini virtuali Caffarel
Impossibile in questi giorni non accorgersi che Milano ospita il Salone del Mobile: stranieri e creativi ovunque, taxi, inviti mille, degustazioni di cibi e vini cento. Quello che si dice un successo di pubblico e, mi auguro, pure di fatturati per l’industria del settore. Rispetto al mondo della moda, che per anni ha trasmesso un’immagine di anoressia, equivocità e insalatone, di finto cibo, quello del design sembra non solo interessarsi a forchette, pentole e piatti ma li usa pure. Buon segno per noi golosoni che non dovremmo rischiare di essere confinati ai margini del fenomeno food-design.
Tra le tante iniziative, una è stata battezzata mercoledì al Magna Pars di via Tortona per svilupparsi poi, stessa via, al Superstudio Più e alla sede della Creative Academy in via Giovanni da Udine al 32, dove pannelli, filmati, progetti e collezioni antiche rimarranno esposti fino a lunedì 18. Tutto cosa? Passato, presente e futuro della Caffarel, la casa che, fondata in Piemonte nel 1826, nel 1865 inventò il gianduiotto.
Oggi i titoli in catalogo superano i seicento ma guai fermarsi. E così eccola coinvolgere i trentuno studenti della Creative Academy del gruppo Richemont nella progettazione di nuove forme di cioccolatini e relative confezioni. Direttore artistico della scuola è Grazia Valtorta, ma direttore del progetto for Caffarel è stata la francese Matali Crasset. Giusta una sua frase: “Creare un cioccolatino è evocare un mondo di emozioni e di sensazioni”. Fosse scelto solo per mangiare cioccolato, ci sono tante barrette in commercio da soddisfare ogni esigenza. Invece fondere in bocca un bon-bon o immergere l’indice in un vasetto di crema al cacao è un di più sognante.
I progetti per ora sono solo sulla carta. L’Amarcord riprende il ciuccio dei bebè e i ragazzi che si succhiano il pollice, lo spogliarellista, nella foto, gioca sulla eroticità di uno strip-tease, nel caso di un cioccolatino, i Fiori riprendono le forme del baccello delle fave di cacao, il Sorriso un volto che si illumina di simpatia gioiosa. Chi ha commissionato i progetti, deve ora studiarne la fattibilità su scala industriale. I cestini e i cassetti sono di sogni mai realizzati. E lo stesso rischio del food-design è di scordare che un progetto deve essere pure buono e non solo bello. |
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- Domenica in Affari di Gola si parlerà di pasticceri, formaggi e...
Una pagina a tutto zucchero quella di domenica prossima sul Giornale: il servizio di apertura di Affari di Gola ci porterà a fare la conoscenza dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani, fondata, tra gli altri, da Iginio Massari e Giovanni Pina nel 1993 a Brescia, 035.4258189, http://www.accademia-maestri-pasticceri.it, con sede a Trescore Balneario in provincia di Bergamo. A inizio mese, uno dei sogni dell’associazione è divenuto realtà: la guida ai maestri pasticceri, trentasei in tutto, anche se a libretto stampato, ne sono stati ammessi altri tre, Antonio Pasquale, Leonardo Di Carlo e Alessandro Racca, che però dovranno attendere la seconda edizione nel 2007. Si parlerà di loro perché il mondo del dolce viaggia di norma su binari diversi rispetto a quello del salato, ed è un peccato perché se le due realtà dialogassero e interagissero di più sarebbe solo una gioia per le menti e palati dei golosoni.
La rubrica Cibi divini è dedicata invece al Giardino delle Esperidi a Bardolino sulla sponda veronese del Lago di Garda, quella che di norma un ghiottone evita per non farsi del male. Questa insegna è la classica eccezione: la governano tre donne, Susanna Tezzon, che si divide tra sala e cantina, Marilena Vedovelli, in cucina, con sua sorella Anna che fa la spola tra le due socie.
Infine un’anticipazione delle prossime uscite dei libri che il Giornale pone in vendita in abbinamento: martedì 19 sarà la volta del decimo volume della Grande Cucina Italiana, tema I Formaggi, mercoledì 20 del terzo dei Grandi Libri del Vino, quello dedicato ai Vini bianchi. |
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- Cavoletto di Bruxelles, il blog ha anche un lato delicato
Non è vero che il mondo dei blog è una grande cloaca da evitare. Come per ogni cosa, c’è chi usa il mezzo con stile e sale in zucca, e giustifica la sua presenza in rete con testi interessanti, che meritano di essere letti, e chi sa solo dare il peggio di sé. Di certo sono gradevoli i contenuti di http://cavolettodibruxelles.blogspot.com/, da applausi fin dalla scelta del soprannome che suona bene fino a quando di cavoletto non ne mastichi uno.
Lo si deve a Cenzina, una ventisettenne fiamminga, marito calabrese, residenza romana, che ama scrivere, cucinare e guardarsi attorno. Il cavoletto è lei, i piatti e le foto sono sue. Non è un blog strillato, alla Biscardi. Ieri 14 aprile, ha caricato la ricetta della Crostata alla liquirizia, salsa al caffè: “Sarebbe una variazione sui tartufi alla liquirizia fatti qualche tempo fa... Beh visto che ho ancora 990 grammi di polvere di pura liquirizia Amarelli da smerciare, ho pensato farci una crostata: con due strati di ganache, l'uno fondente, l'altro bianco e profumato alla liquirizia (ho aumentato un po' la dose rispetto ai tartufini, il sapore risulta più pronunciato mentre i tartufini erano più delicati); il tutto accompagnato da una salsa tipo inglese aromatizzata al caffè in polvere...”. Cavoletto, non cavolate. |
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- Quattro Mori, una serata per non dimenticare le vittime dello tsunami
Sono passati meno di quattro mesi e lo tsunami che ha distrutto tante aree del sud-est asiatico sembra finito nel dimenticatoio, non fa più notizia. Ma non per questo laggiù si è smesso di soffrire, tutt’altro. Ed è proprio quando è svanita l’onda emotiva che vanno incoraggiate iniziative come quella organizzata da Massimo Sola (nella foto), patron del ristorante Quattro Mori a Calcinate del Pesce a Varese, 0332.310836, quattromori@tin.it, a un pugno di chilometri dal lago.
Sola ha previsto per venerdì prossimo 22 aprile, una cena al prezzo fisso di 60 euro, trenta dei quali devoluti in beneficenza. Non solo: Renato Pozzetto e il sottoscritto si improvviseranno battitori d’asta nella speranza di piazzare tutti i lotti di vino pregiato offerti da produttori e importatori per poter poi versare alla Croce Rossa l’assegno più ricco possibile. Tra i tanti, avremo anche bottiglie di Angelo Gaja e Marco Felluga , Domenico Clerico e Mastrobernardino, Ornellaia e Villa Russiz. Dal canto suo, il giornalista Arturo Rota offrirà un lotto di vini scelti dalla cantina di Gino Veronelli per celebrarne la memoria e dare un aiuto a chi in Asia soffre. |
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