| |
|
|
|
| |
 |
|
|
| |
|
|
|
| |
Newsletter 45 del 25.03.2005
poco prima di scrivere questa nota ho aperto il sito del Gambero Rosso, http://www.gamberorosso.it, per vedere se il direttore, Stefano Bonilli, aveva aggiornato il suo blog, http://blog.gamberorosso.it/blogs/paperogiallo/. Sorpresa: lo aveva sì arricchito di una nuova riflessione, ma da incavolato nero, che riporto: “I lettori che desiderano lasciare un commento su Macchianera possono farlo esclusivamente dopo aver effettuato preventivamente la registrazione su TypeKey. Non crediate: anche da queste parti si è allergici a password, paletti e inferriate. E mica per niente, qualche tempo fa, proprio chi gestisce questo blog aprì un portale nel quale la filosofia predominante era quella che si basava sull’autogoverno degli utenti (laddove i navigatori assennati erano gli anticorpi e i troll disturbatori i batteri). Oggi, a primavera del 2005 appena iniziata, è necessario prendere dolorosamente atto di un dato di fatto: l’autogoverno degli utenti di internet non esiste. E, se esiste, non funziona. Il motivo è semplice: l’idiota rappresenta una minoranza; la maggioranza prende per i fondelli l’idiota; l’idiota, in quanto idiota, non si accorge di incarnare in personaggio dello scemo del villaggio globale.
”Questo brano è preso da Macchianera, uno dei blog di maggior successo della Rete italiana. E, passata la Pasqua, anche noi introdurremo la chiave di entrata perché anche in questo blog gli idioti, pochi, sporcano il prato. I problematici e i critici sono bene accetti. Gli insulti anonimi non potranno più essere un proiettile sparato dall'ombra”.
Bonilli ha solo ragione: con la scusa dell’anonimato, la rete di internet si trasforma facilmente in una rete fognaria e io che presto arricchirò il sito di Identità Golose di un mio blog, farò tesoro delle sue esperienze perché un luogo di dibattito non diventi una fogna. Se è vero che la mamma degli stolti è sempre incinta, non per questo bisogna incentivarne le gravidanze.
Paolo Marchi
|
|
| |
|
|
| |
- Cecchini, la Fiorentina e un lutto che dura da quattro anni
“Ridotta invalida preferì la morte”, così scrive Dario Cecchini, il più famoso macellaio d’Italia, in memoria di sua maestà la Bistecca alla Fiorentina, condannata a morte il 31 marzo 2001, sentenza eseguita l’indomani 1° aprile. Da quel giorno infatti non si può più presentare una Fiorentina con l’osso, e senza è tutta un’altra cosa.
Cecchini il prossimo 31 marzo celebrerà il triste evento nella sua Panzano in Chianti in provincia di Firenze con un evento “In memoria della Bistecca alla Fiorentina prematuramente scomparsa il 31 marzo 2001”, una commemorazione che avrà inizio alle 11. Ha scritto Dario: “Quando fu decretato il proibizionismo per la Fiorentina, che doveva essere bandita dai nostri banchi di macelleria e dalle mense italiane a partire dal 1° Aprile 2001 (e non era un pesce!), da spiritaccio toscano quale sono, per sdrammatizzare mi inventai il suo funerale.
Il 31 marzo 2001, nel corso della cerimonia funebre, furono battute all'asta le ultime bistecche. Asta milionaria, il ricavato andò alla Fondazione dell'Ospedale Pediatrico Anna Meyer di Firenze. E feci porre fuori della bottega una lapide con foto, dove tutti i giorni depongo una rosa rossa.
“Ogni anno commemoro l'anniversario inviando ad amici cliente e colleghi una cartolina ricordo. Aspettando la resurrezione che non arriva (ho già pronta una poesia di circostanza sulle terzine dantesche), siamo giunti al quarto anno. Non posso festeggiare una defunta ma scherzare posso e voglio, perché, come diceva Ennio Flaiano, la cosa è grave ma non è seria.
“A fine mese faremo una piccola cerimonia, nel corso della quale sarà posta, ai piedi della lapide marmorea, una corona d'alloro con fascia tricolore e dedica, come a ogni caduto che si rispetti. Sarà suonato il silenzio e sulle note dell'inno nazionale, i presenti entreranno in macelleria dove si concluderà il rito, e i salmi, come sempre, finiranno in gloria, benedetti da un bicchiere di Chianti e da consolanti assaggi di Bistecca Panzanese”.
Per ogni ulteriore informazione 055.852020, macelleriacecchini@tin.it. |
|
| |
|
|
| |
- Domenica in Affari di Gola si parlerà di…
Due giorni ancora e sarà Pasqua. Cosa avremo sulla tavola? Nel 99,9% dei casi prima l’agnello e poi le uova. E proprio a queste ultime è dedicata l’apertura di Affari di Gola, la pagina che ogni domenica il Giornale dedica alle cose buone da mettere in pancia. Roberta Corradin ci spiega come risolvere un problema che l’indomani si pone a molti: come riciclare il cioccolato avanzato delle uova.
Fateci caso, ma pochi prestano attenzione alla qualità del cioccolato usato per confezionare le uova pasquali. Ai più interessa la sorpresa, scoperta la quale i pezzi di cioccolato restano a intristire sulla tovaglia o nei piatti. Riutilizzarli è un dovere che con i giusti accorgimenti può rivelarsi anche un piacere.
Il secondo servizio è dedicato a Il Cioccolato, settimo volume della Grande Cucina Italiana, la collana a tutta acquolina che il Giornale offre ogni martedì ai suoi lettori al prezzo di 6,90 euro. E’ il trionfo della qualità nella bontà.
La rubrica Cibi Divini infine è dedicata Agli Amici, il ristorantissimo che la famiglia Scarello conduce dal 1887 a Godia, una frazione di Udine. Quella di mamma Ivonne e di suo figlio Emanuele è la migliore cucina del Friuli intero. Non solo: Emanuele è anche uno dei promotori di Alpe Adria Cooking, kermesse a tutta gola che dal 26 al 28 aprile vedrà salire sul palcoscenico della Fiera di Udine chef di diversi Paesi europei, Slovenia compresa. Per saperne di più http://www.alpeadriacooking.it |
|
| |
|
|
| |
- Pina Amarelli e Aldo Busi succhiano liquirizia in vista di baci
Manuela Piancastelli firma Pina Amarelli, il fascino discreto della liquirizia per la Veronelli editore, 035.260402, http://www.veronelli.com, undicesima biografia della collana I Semi diretta da Nichi Stefi con la direzione editoriale di Gian Arturo Rota.
Dal risvolto di copertina: “Chi da ragazzo non ha adorato la liquirizia, la radice lignea o lo stick nero da succhiare, i purissimi grani spezzati, le stringhe, le forme di animali, i rombetti, i mitici assalesi, e via fantasticando; ma quasi nessuno sa altro. Cosa sia, come si produca, quale sia la migliore, nessuno lo sa (secondo l’austera Enciclopedia Britannica non ci sono dubbi: è quella di Calabria). La raffinata penna di Manuela Piancastelli ci porta, attraverso il personaggio di Pina Amarelli - che appartiene alla famiglia produttrice per antonomasia (l’attività ha avuto inizio nel 1731) – in una inchiesta/racconto che si dipana come un romanzo storico, pieno di colpi di scena e di emozioni, tra mastri liquiriziari e mole settecentesche; il tutto ambientato nello scenario di una Calabria dimenticata dalla Storia di cui è stata protagonista”.
Sono pagine belle, che si fanno leggere, che nobilitano una materia prima sempre poco considerata, ritenuta seconda alla più variegata menta, una liquirizia che diversi cuochi da alcuni anni usano per cambiare anima a piatti di pesce o di carne.
Assolutamente da non perdere il racconto conclusivo: Io succhio liquirizia in vista di baci. Ne sono autori Pina Amarelli e Aldo Busi. |
|
| |
|
|
| |
- Gualtiero Marchesi, i grandi cuochi e i bruciapadelle
Il 19 marzo Gualtiero Marchesi ha compiuto 75 anni e li ha festeggiati (anche) con un articolo di Giacomo A. Dente sul Messaggero, bravo e più lesto del sottoscritto nel raccogliere un invito del Divino a trascorrere una giornata all’Albereta a parlare di passato, presente e futuro, il suo ma anche quello della cucina italiana. “Mi sono rimesso in discussione”, l’annuncio che mi ha emozionato perché riscalda sempre il cuore sapere che un mostro sacro sente di avere ancora energie e idee che gli bruciano in corpo e nella mente.
Quando si parla di Marchesi bisogna sempre ricordarsi che rivoluzionò la cucina verde, bianca e rossa all’età di 48 anni, quando molti suoi colleghi vivono ormai di rendita. Non vedo l’ora di assaggiare i nuovi piatti, perché c’è sempre intelligenza in quello che esce dalle cucine del maestro, ma c’è un però: perché continua a parlare di sé come dell’unico genio in un mondo di cretini? Non che non esistano “giovani bruciapadelle”, non che sia sbagliato sostenere che tanti “stracuociono perché non sanno la tecnica” ma possibile che in anni e anni di servizi e di interviste non si sia mai lasciato scappare un complimento verso un altro cuoco? Possibile non abbia mai mangiato un piatto fatto come si deve, nel quale “il giusto punto di cottura”, a lui tanto caro, sia stato rispettato?
“E vogliamo parlare di questa fissazione di fare gli artisti, invece che si sforzarsi di essere bravi artigiani?”. Già parliamone, pure per me essere artigiani è un complimento, ma allora parliamo anche di un risotto giallo venduto come un quadro per via della foglia oro... In fondo se c’è una famiglia che era di cuochi e ora è composta di musicisti e di artisti, non è certo quella di Adrià, Cracco o Blumenthal… |
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
D.Lgs. 196/2003: Si informa che i dati
forniti saranno tenuti rigorosamente riservati, saranno utilizzati
unicamente da marchi di gola per comunicazioni
e resteranno a disposizione per eventuali variazioni o per la
cancellazione ai sensi dell'art. 7 del citato decreto legislativo.
Se vuoi essere rimosso dalla mailing list, manda un messaggio
vuoto a rimuovi@identitagolose.it
con oggetto RIMUOVI seguito dall'indirizzo di posta elettronica
da rimuovere.
Inviaci i tuoi suggerimenti a info@identitagolose.it |
|
| |
|
|
|