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Newsletter 163 del 16.03.2007
da lunedì a mercoledì prossimi a Udine, terza edizione di Alpe Adria Cooking, 28 i relatori di un festival di alta cucina, che vedrà sul palco Santi Santamaria, il catalano in pratica alla seconda uscita in pubblico dopo aver disertato per anni congressi, e affini eventi pensanti e cucinanti. Ironia della sorte, dopo che a metà gennaio a Madrid Fusion partì lancia in resta contro la cucina sperimentale, in primis Ferran Adrià, che odia, torna in cattedra in un evento che ha il nome Adria addirittura nel titolo…
Due mesi fa la sparata con ovazione a seguire: “"Non mi importa se la chiara di un uovo prende un colore piuttosto di un altro per la tale o tal altra reazione chimica. Ciò che chiedo è di mangiare un uovo. Punto e basta”. Non che abbia torto, a volte uno desidera proprio solo mangiare senza coinvolgere la testa. Solo che quando certe posizioni sono dettate in primo luogo dalla gelosia per il successo altrui, hanno un valore dimezzato. Piuttosto, a quando una sfida tra lui e Ferran? Le armi? Uova e tortilla.
Paolo Marchi
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- Gruppo Virtuale Cuochi Italiani, una finestra sul mondo
Il Gruppo Virtuale Cuochi Italiani riunisce, grazie a Internet e un forum di cui mi sfuggono i meccanismi (leggo tutto grazie alle e-mail che mi vengono girate), cuochi italiani sparsi per il globo. Ne è presidente Mario Caramella, cuoco in Thailandia, con Rosario Scarpato, giornalista con residenza in Australia, presidente onorario.
I due si conobbero dieci anni fa a Sydney e nel 2000 Rosario disse a Mario che aveva intenzione – le aprole a seguire sono del secondo, di “di creare un network per gli chef italiani all'estero, stimolandomi a iniziare una mailing-list che riunisse chi conoscevo. La cosa mi intrigò e nello stesso tempo spaventò. Conoscendo bene la categoria ed essendo uno di loro, con tutti i pregi e difetti, sarebbe stato come mettere insieme cani e gatti in una stanza e spegnere la luce: invidie, boicottaggi, gossip, sputtanamenti... cose all'ordine del giorno. Pareva impossibile gestire un gruppo di cuochi italiani”. Errore.
Nel novembre 2001 le prime e-mail tra una cinquantina di indirizzi che oggi sono undici volte tanti. “I membri del GVCI sono per la maggior parte cuochi italiani che lavorano all'estero in hotel o ristoranti. Per la maggior parte sous-chefs, chef de cuisine, executive sous-chefs, executive chefs, qualche GM, qualche F&B director e qualche restaurant manager, nonché proprietari e gestori di ristoranti. Poi ci sono alcuni fornitori, giornalisti, appassionati di cucina, curiosi. Abbiamo a bordo persone di grande professionalità che ci hanno aiutati a crescere, a organizzare e realizzare i nostri progetti: Marisa Avalis, Mario Musoni e Giacomo Gallina”.
Nessuno si è mai fatto pubblicità, tranne un cronista che recentemente ha scatenato la rabbia di alcuni iscritti così come altri hanno preso malissimo un’annotazione circa il corretto modo di scrivere qual è, quel qual è che, come castroneria grammaticale, fa il paio con un dilagante (e orrido) pò.
Non basta: il gruppo è presente in 71 nazione di 5 continenti, dalle Antille Olandesi, Kralendijk nell’isola di Bonarie, allo Zambia, le città di Lusaka e Livingston.
Ne scrivo ora per esprimere la mia gratitudine per avermi messo a conoscenza della vita del gruppo, uno spaccato della ristorazione italiana all’estero, in positivo e anche in negativo sia chiaro perché è più facile essere bravi a parole che nei fatti, un percorso che vale ben più di tante parole dei nostri politici e amministratori, compreso quell’aria fritta del sito ufficiale dedicato a promuovere l’immagine turistica dell’Italia, cosa che uno alla terza pagina ha già prenotato in Croazia o Spagna.
Un gruppo animerà uno spazio al prossimo Cibus a metà aprile a Roma, un’opportunità per conoscerli di persona. Per saperne di più: mario.caramella@hyattintl.com, rosario@rosarioscarpato.com e mariaavalis@tiscali.it. |
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- Il volgarese spintooo, ultima frontiera della lingua italiana
Quello della Piccola Cuoca, una professionista simpatica e preparata che di nome fa Giovanna, è un blog di autentica intelligenza e garbo. Aprire, leggere e poi giudicare: http://lapiccolacuoca.blogspot.com.
Ora mi preme riportare una sua lettera nel forum dei GVCI. E’ un decalogo di biasimo compilato dal responsabile di qualche grande hotel nel mondo. La lingua scelta è l’inglese (che spero non blocchi troppi lettori) perché autentico esperanto. Nel mirino sono finiti, chissà dove, i cuochi italiani, sempre bravi, simpatici e donnaioli, ma non sempre professionalmente ineccepibili. I vari punti potrebbero essere tranquillamente riferiti ad altri ambienti di lavoro, anche le redazioni dei giornali. Non vedo in giro per l’Italia tanto amore verso il proprio lavoro e in genere poca voglia di lavorare per il successo del sistema Italia. Giovanna ha intitolato la sua mail: Una (in)sana risata.
“Magari vi può servire. La buona educazione non è mai troppa. Dicono e noi ci facciamo una sana risata. Stampatelo e tenetelo a mente.
"To all the Staff:
It has been brought to our attention by several officials visiting our establishment in Italy that offensive language is commonly used by our Italian speaking staff. Such behaviour, in addition to violating our policy, is highly unprofessional and offensive to both visitors and staff. All personnel will immediately adhere to the following rules:
1. Words like cazzo, porca puttana or mi sono rotto il cazzo and other such expressions will not be tolerated or used for emphasis or dramatic effect, no matter how heated a discussion may become.
2. You will not say ha fatto una cazzata when someone makes a mistake, or se lo stanno inculando if you see someone being reprimended, or che stronzata when a major mistake has been made. All forms and derivations of the verb cagare are utterly inappropriate and unacceptable in our environment.
3. No project manager, section head or administrator under any circumstances will be referred as figlio di puttana, coglione, testa di cazzo.
4. Lack of determination will not be referred to as mancanza di palle nor will persons who lack initiative be referred to as bradipo or cagone.
5. Unusual or creative ideas offered by the management are not to be referred as cagate mentali or idee del cazzo.
6. Do not say come rompe le palle nor ha rotto i coglioni if a person is persistent; do not add gli fa ancora male il culo if a colleague is going through a difficult situation. Furthermore, you must not say siamo nella merda (refer to item 2) nor ci hanno aperti when a matter becomes excessively complicated.
7. When asking a someone to leave you alone, you must not say vattene affanculo nor should you ever substitute May I help you? With che cazzo vuoi?
8. Under no circumstances should you ever call your elderly industrial partners vecchi stronzi.
9. Do not say me ne sbatto when a relevant project is presented to you, nor should you ever answer ciucciami il cazzo when your assistance is required.
10. You should never call partners as frocio or mignotta; the sexual behavior of our staff is not to be discussed in terms such as culattone or bagascia.
11. Last but not least, after reading a note please don't say mi ci pulisco il culo. Just keep it clean and dispose of it properly. Thank you”. |
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D.Lgs. 196/2003: Si informa che i dati
forniti saranno tenuti rigorosamente riservati, saranno utilizzati
unicamente da marchi di gola per comunicazioni
e resteranno a disposizione per eventuali variazioni o per la
cancellazione ai sensi dell'art. 7 del citato decreto legislativo.
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