Newsletter 111 del 27 marzo 2018

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Non è certo una novità assoluta, ricordo bene già anni e anni fa come all’Enoteca Pinchiorri venissero proposte tre differenti degustazioni di vini a qualità e prezzi crescenti, ma in genere sono sempre stati percorsi legati alle bottiglie in sé, senza troppa coerenza con le ordinazioni. Certo, poi intervenivano i sommelier con tutta la loro maestria e modulavano le loro conoscenze su quanto ordinato al tavolo.

Però il dilagare dei locali a menù degustazione obbligatorio, che nella fascia altissima, multi-stellati e 50Best per capirci, sono la stragrande maggioranza, ha posto un serio, profondo problema alla cantina. Cosa ordini quando assaggerai decine e decine di sapori? Bollicine al via e poi un rosso? Ferran Adrià al Bulli vinceva con lo champagne. Vero che sta bene su tutto come lo Chanel n.5 sulla pelle di una donna, ma è un po’ come salvarsi in corner giocando a calcio. Può andarti bene per tutti e 90 i minuti ma alla fine hai giusto strappato un pareggio.

Adesso il livello è cresciuto enormemente. I menù arcobaleno impegnano come non mai la sala e di conseguenza la cantina. E non si tratta dell’offerta del vino al bicchiere. Bensì di portare il giusto vino o sakè o succo o cosa altro mai su ogni momento in arrivo dalla cucina. Mercoledì scorso abbiamo cenato da Angel Leon, all’Aponiente al Puerto de Santa Maria vicino Cadice.

Menù lungo, 27 gradini di piacere legato al mondo del mare. Per stanchezza e insorgere di un’influenza abbiamo optato per le immancabili bollicine, Cava naturale, sorprendente, uva Malvasia della zona di Cadice, il Clos Lentiscus – Greco di Subur, Blanc de Blancs Brut Nature di Can Ramon Viticultors del Montgros a St. Pere de Ribes e poi Morgon 2013 di Marcel Lapierre. Troppo lontana l’Italia dalla costa atlantica per farsi sentire in una carta dominata dalla Spagna in ogni sua forma, giustamente, e dallo champagne, inevitabile. Così poche sere prima da Quique Dacosta a Denia tra Valencia e Alicante.

Contenti della scelta però quanta invidia per un signore al tavolo oltre al nostro, concentratissimo sui piatti e ancora di più su cosa i vari sommelier gli versavano e spiegavano. Era evidente come il percorso vino era in perfetta sintonia con i sapori, con una compenetrazione totale tra il mangiare e il bere.

Quando ci si dice come aiutare la sala a crescere. Dovremmo ordinare più spesso il percorso vino. Così si dà piena responsabilità e fiducia a chi ha cura della cantina. E si conoscono ben più realtà.

Paolo Marchi

Mail redazione vino: identitadivino@identitagolose.it

 

WineHunter tra sorprese e realtà virtuale

Il mondo del vino è in fermento. E lo si è potuto notare anche nell’area organizzata da WineHunter all’interno di Identità Golose, a Milano, dal 3 al 5 marzo scorsi. Non ci sono solo le aziende di “grido”, ma anche produttori che sono meno conosciuti, dietro ai quali si cela un percorso di assoluta qualità produttiva.

La garanzia, per queste aziende, arriva da Helmut Köcher, il WineHunter, anima del Merano Wine Festival: il cacciatore di vini, infatti, è alla ricerca non delle aziende già note, che sono riuscite a imporre il proprio marchio sui mercati italiani ed esteri, ma di quelle realtà che hanno le potenzialità per spiccare il volo.

Una selezione che punta alla ricerca della qualità e non del nome, come è stato possibile verificare anche durante le tre giornate milanesi. Con anche uno sguardo al futuro. Infatti è stato presentato un progetto di WineHunter legato alla realtà virtuale: un visore faceva immergere il visitatore all’interno delle aziende vitivinicole presentate dallo stesso Köcher. Un modo per essere sia a Identità Golose a Milano, assaggiando i vini, sia direttamente nelle aziende di produzione, dalla Sicilia all’Alto Adige. Insomma, un modo per mettere la tecnologia al servizio della tradizione.


«Valorizziamo il potenziale delle piccole realtà»

Helmuth Köcher al centro, assieme a Oscar Farinetti

E' soddisfatto Helmuth Köcher, The WineHunter, alla conclusione della tre giorni milanese, a Identità Golose. Perché le piccole aziende sono riuscite ad emergere. 

A Milano è stata portata una selezione di vini di qualità. Come reputa la risposta dei visitatori?

La reputo positiva sia per quanto riguarda la selezione che per quanto riguarda la suddivisione tra le varie zone vitivinicole. Alcuni vini di aziende poco conosciute sono stati molto elogiati e questo premia il lavoro di selezione e di continua ricerca di vini di altissima qualità.

E' difficile far emergere le piccole aziende, meno conosciute al "grande pubblico"?

Sicuramente è difficile in quanto non dispongono di una struttura marketing per dargli la necessaria visibilità. Proprio per questo motivo con la selezione e il riconoscimento di medio/alta e alta qualità con il marchio The WineHunter vogliamo mettere in risalto prodotti sconosciuti ma di grande potenziale.

La conoscenza del mondo del vino è in continua crescita. WineHunter a Milano è stata inoltre un'occasione per confrontarsi con i produttori stessi. Come cambia il rapporto tra aziende e appassionati?

Con la tecnologia di comunicazione che diventa sempre più sofisticata il vino ha neccessità di raccontarci una storia, valorizzare un territorio e far conoscere i personaggi che stanno dietro un grande vino. A maggior ragione il rapporto tra aziende e appassionati diventa sempre più diretto e personale.

Quale sarà il vino del futuro?

Considerando i vari trend tra i quali l'età dell'appassionato di vino che diventa sempre più giovane e anche la donna sempre più interessata, ritengo che il vino del futuro sarà quello di facile beva, elegante ed anche intrigante con aromi “giocherelloni” non troppo complessi che esprimano il territorio di provenienza, freschezza, finezza ed acidità vellutata e ben equilibrata che nell'insieme  invogliano al piacere di bere generando l'emozione di viaggiare attraverso un giardino delle delizie.


Köcher tra ricerca, scoperta e condivisione

Si fa presto a dire qualità. Perché questo termine è spesso abusato, nel mondo del vino. Ormai, non dobbiamo nasconderlo, tutte le case vinicole puntano alla qualità, perché se si puntasse soltanto sui numeri non si andrebbe da nessuna parte. Il consumo del vino è cambiato, l’appassionato è sempre più preparato e cosciente degli acquisti che fa. Bisogna fare un passo in avanti.

Helmuth Köcher ha ben presente questo concetto. E lo fa suo da anni, da quando ha avviato il Merano Wine Festival proprio con l’obiettivo di non fare una “semplice” fiera del vino, ma una manifestazione di alto profilo, dove i produttori non si “accontentano” della qualità, ma puntano al massimo. «Excellence is an Attitude – spiega lo stesso Köcher, illustrando i valori del sistema WineHunter – L’Alto Adige-Sūdtirol è una terra di contraddizioni armoniche, in cui tradizione e innovazione si incontrano e danno vita a qualcosa di unico. È qui che ho imparato che non esiste futuro senza radici forti e salde, che non esiste innovazione senza lo studio di ciò che è stato, che non si può comprendere il presente senza lo studio delle origini. Qui ho imparato che se portiamo con noi il meglio della nostra storia, abbiamo già posto le radici di un domani radioso. Solo l’eccellenza deve rimanere. Perché abbiamo bisogno del meglio: studiarlo, trovarlo, crearlo. E abbiamo bisogno di condividerlo con chi ci sta intorno». Una filosofia che è stata portata anche a Milano, nell’area dedicata a WineHunter all’interno del congresso di Identità Golose.

Conclude Köcher: «The WineHunter è questo: ricerca, scoperta, condivisione delle eccellenze figlie del perfetto connubio fra passato e futuro. Solo il meglio, in ogni sua forma».


La Meroi donna 2018 per Michelin-Veuve Clicquot

È Fabrizia Meroi del ristorante Laite a Sappada (Belluno) la donna Michelin per il 2018: la proclamazione è avvenuta lunedì 26 marzo durante la serata dedicata all’Atelier des Grandes Dames di Veuve Clicquot, che si è tenuta al ristorante Lume di Milano. Questa la motivazione: «Gli anni di formazione in Friuli, Veneto e Carinzia hanno costruito la sua sapienza gastronomica. I sapori di queste terre e i prodotti di ogni loro stagione caratterizzano i suoi menu. Lavora con semplicità e precisione, regalando una suggestiva esperienza di gastronomia locale dal tocco femminile deciso sia nei sapori sia negli accostamenti. Un’esperienza che ha conquistato gli ispettori come chiunque si sieda alla sua tavola».

La Meroi riceve simbolicamente lo scettro da Caterina Ceraudo, del ristorante Dattilo di Strongoli, in provincia di Crotone. Ha spiegato Carlo Boschi, senior brand manager Veuve Clicquot, la maison che con l’Atelier de Grandes Dames sostiene i giovani talenti femminili dell’enogastronomia italiana: «Il nostro obiettivo è quello di continuare a dar voce alle donne dell’alta ristorazione affinché raggiungano la consapevolezza dei propri punti di forza e possano dimostrare appieno il loro talento».

Dell’Atelier fanno parte 15 donne: proprio ieri sono entrate a far parte di questo ristretto numero di Dames anche Iside De Cesare (ristorante La Parolina di Acquapendente, in provincia di Viterbo) e Katia Maccari (I Salotti del Patriarca di Chiusi, Siena).

Raffaele Foglia


Trullo di Pezza: obiettivo Primitivo

Piero Spinelli, responsabile commerciale dell'azienda, durante Identità Golose a Milano

Aziende giovani, ancora da scoprire, ma con tanto entusiasmo. Una di queste, incontrata a Milano per Identità Golose, arriva dalla Puglia e si chiama Trullo di Pezza.  Ci troviamo per la precisione a Torricella, a poca distanza da Manduria: l’azienda nasce nel 2012 e si estende su circa cento ettari, dei quali 40 a vigneto.

Il rispetto della natura e la valorizzazione realtà preesistente sono i valori fondanti su cui Simona e Marica Lacaita hanno costruito l’identità di Trullo di Pezza. Rispetto che si traduce, soprattutto, nella valorizzazione delle varietà autoctone, in particola al Primitivo che occupa la maggior parte dell’area di vigneto, ai quali si affiancano il Negroamaro, il Fiano, l’Aglianico.

La volontà di preservare al massimo le caratteristiche delle uve autoctone si può intuire anche dalla filosofia di maturazione dei vini: il legno è utilizzato per tre vini e, in ogni caso, il passaggio in botte non è mai eccessivamente lungo.

Attualmente nella linea di produzione, Trullo di Pezza presenta cinque etichette: 10 Grana - Fiano Salento IGP; Speziale - Rosato Salento IGP; Scarfoglio - Aglianico Salento IGP; Mezza Pezza - Primitivo Salento IGP; LiCurti - Primitivo di Manduria DOP, che al momento è il “cavallo di battaglia” di questa giovane azienda. A breve, però, uscirà un sesto vino, un Primitivo di Manduria DOP Riserva. Tutto da scoprire. 


Travaglino, vincere in casa con le bollicine

Cristina Cerri di Travaglino

In un certo senso, era un po’ come essere a casa. Perché l’Oltrepò Pavese, per numerosi motivi, ha un fortissimo legame con Milano, soprattutto da un punto di vista vinicolo.

Così per l’azienda Travaglino di Calvignano, in provincia di Pavia, essere all’interno dello spazio di WineHunter al congresso di Identità Golose a Milano era un po’ come giocare in casa. D’altronde, da sempre, la classica “gita fuori porta” dal capoluogo lombardo ha spesso portato i visitatori nell’Oltrepò, ad acquistare vino, spesso sfuso. Ora, però, questa importante zona vitivinicola ha bisogno di uscire da questo stereotipo, che porta a pensare a prodotti di qualità medio-bassa, per cercare di valorizzare il proprio territorio. E per farlo serve il Pinot Nero.

Lo sanno bene da Travaglino (ne abbiamo parlato anche qui) che a Milano ha portato soprattutto le bollicine di qualità. Difficile non parlare della Grand Cuvée, un Blanc de Noir elegante e strutturato, da grandi qualità in abbinamento.


Essentiae, liquori che profumano di Liguria

 

Non solo vino, ma anche distillati, liquori e cocktail. Nella sezione “spirits” del WineHunter a Identità Golose Milano, spazio anche ai sapori decisi. Tra le varie aziende presenti, ci piace segnalare Essentiae, un’altra anima delle Cantine Lvnae di Castelunovo Magra nei Colli di Luni.

Essentiae produce liquori seguendo metodi naturali e antiche ricette della tradizione ligure mediterranea. Nasce grazie all’incontro tra Diego Bosoni, viticoltore ed enologo nell’azienda di famiglia, e Fiorella Stoppa, grande esperta nella preparazione artigianale dei liquori secondo la tradizione locale. Fiorella produce liquori dagli anni ’70, ha iniziato nel suo piccolo laboratorio a La Spezia nel quale ha maturato una lunga esperienza studiando e ricercando con grande attenzione le antiche ricette del territorio. All’inizio del 2000 l’incontro con Diego la porta a Ca’ Lvnae, luogo di accoglienza delle Cantine Lvnae, dove Fiorella diventa l’anima del laboratorio Essentiae, mantenendo l’artigianalità del lavoro di una vita.

Alla degustazione di Milano è stato presentato un Italian Mule con Erba Cedrina, Ginger Beer, succo di lime fresco e Vodka. L’Erba Cedrina è un liquore realizzato con le foglie fresche di questa pianta aromatica, tipica delle coste mediterranee.


Il vignaiolo universale di Gorgoni-Grignaffini

La copertina del libro, tratta dall'illustrazione Il mondo di Bacco, di Paolo Rui

 

Il decimo titolo della fortunata collana “Mestieri d’Arte” (Edito da Fondazione Cologni – Marsilio), sostenuta dalla Fondazione Cologni, è dedicato al vino. Gli autori Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini sono in primis due amici, oltre che autorevoli professionisti del vino; hanno scritto e descritto l’universo enoico attraverso la storia, la tecnica e la poesia che ruota intorno a questa nobile creazione liquida chiamata vino.

Ne è scaturito un libro "trasversale" che abbraccia le curiosità di un lettore attento agli affascinanti racconti di territori, miti di questo mondo narrati evidenziandone le intuizioni geniali. Tutte le regioni vitivinicole più blasonate sono citate attraverso luoghi meno noti e con storie davvero coinvolgenti: nomi leggendari, protagonisti assoluti, dalle Langhe alla Borgogna, dalla Loira alla Toscana, dalla California senza scordare Champagne e gli artigiani del Barolo o del Pinot Nero. Interessante anche l’esplorazione che ha dato vita al capitolo dedicato al Sudafrica, terra tra le più antiche al mondo.

Cinzia Benzi

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Thirsty, la nuova app per comprare i migliori vini

Thirsty è la nuova piattaforma online tutta italiana, facilmente accessibile grazie a un processo di acquisto semplice e intuitivo che consente di ricevere direttamente a casa, per ora a Milano, ma presto in altre città, il vino scelto alla giusta temperatura in meno di 30 minuti. Fondata da 5 giovani imprenditori milanesi, Thirsty entra nel mercato del beverage delivery milanese per proporre un’ampia selezione di prodotti di prima scelta.

Vini bianchi, rossi, dolci, d’annata, bollicine, birra, superalcolici, analcolici, una vera e propria enoteca online che si distingue per una offerta ricercata e di qualità. Obiettivo principale è coinvolgere il cliente e renderlo partecipe in qualsiasi attività, da qui lo slogan “Refill your moments”. Su Thirsty sono disponibili anche cocktail kit che comprendono il superalcolico, l’analcolico e il ghiaccio per preparare a casa il mix perfetto per l’aperitivo.

Thirsty annovera più di 200 etichette e ogni prodotto viene descritto con una scheda tecnica. L’utente ha la possibilità di scegliere per fascia di prezzo, tipologia, provenienza, produttore e formato così da poter arrivare in modo immediato al prodotto desiderato. Thirsty è attiva a Milano dalle 18 alle 2, la consegna è gratuita e non è necessario un minimo d’ordine. In alternativa alla consegna “real time” con Thirsty è possibile programmare la ricezione dell’ordine nel momento che si ritiene più opportuno, compatibilmente con l’orario in cui il servizio è attivo.