Opuntia: Messico - Salento - Milano

Sbarca a IdentitÓ un cactus speciale, valorizzato da una tenace triestina naturalizzata pugliese

07-02-2014

Tra poche ore a Identità Milano, allo stand dell’Arte del Convivio, ci sarà una sorpresa che arriva dal Salento: non è un classico fico d’India anche se ci assomiglia molto, un frutto rosso, spinoso e dolce che in pratica nessuno conosce, io per primo che mi vanto di avere una seconda vita laggiù. Si tratta di un cactus molto bello a cui è stato dato il nome di Opuntia di Dillenius. E’ giunta in Europa portata immagino da chi conquistò il Messico, dove ebbe origine. Si trova bene in certi angoli caldi d’Europa e il Salento più estremo è tra quelli.

Margherita Divìccaro, per gli amici Titti

Margherita Divìccaro, per gli amici Titti

Se ne sarebbe stata lì, ignorata da me e da tanti, se una signora di Trieste, Margherita Divìccaro, per gli amici Titti, non avesse un giorno deciso di cambiare aria, mare e orizzonti andando a vivere a Tricase, cittadina più vicina a Leuca che a Lecce. Mi ha scritto lunghe lettere per perorare la causa della “sua” pianta e così ne avremo un assaggio a Milano.

“Sono una piccola e atipica coltivatrice di cactus Opuntia, pianta bellissima e molto spinosa. Mi sono reiventata una vita da zero, da sola, daccapo, senza conoscenze, senza mezzi economici né fondi o masserie di proprietà. Intrigata 5 anni fa dalla Natura incontaminata che ho trovato quaggiù, i colori, i profumi delle erbe selvatiche, la luce di mare, scogli e cielo, con molto stupore, ritrovando l'Opunzia crescere spontanea in garìghe a timo battute dal vento e in molte marine, mi sono imbattuta da subito nell'impossibilità di condividere la gioia e di confrontarmi con gli abitanti locali sugli usi che in gastronomia e in medicina naturale ne venivano fatti in centro America dove io la conobbi a solo 18 anni.

Opuntie a Marina Serra in Salento

Opuntie a Marina Serra in Salento

“Osservavo incredula allo scempio che veniva fatto di questa pianta con diserbanti e fuoco per mancanza di cultura, solo perché nelle dimensioni di pale e frutti essa è più piccola del fico d'India classico (Opuntia ficus-indica). In più il suo gusto non è zuccherino. Allora ho pensato di voler e poter fare qualcosa di bello, etico e utile per l'ambiente dove ho scelto di vivere. E così ho iniziato a "sensibilizzare" la collettività.

“Da sola, nello scetticismo più totale degli abitanti di tutto il sud-est ho cominciato a recuperare dai roghi le pale di Opuntia dillenii sopravvissute, tentando di riconsegnar loro nuova vita e dignità in piccoli appezzamenti di terra incontaminata vicino al mare, il Parco regionale “Costa Otranto - Santa Maria di Leuca”, tra lentischi e terebinti, fra cespugli di mirto e asfodelo, scille marine e orchidee selvatiche. E allo stesso tempo, senza violentare o forzare la natura che mi ospita e mi accoglie.

“Riesco a coltivare esemplari sani che mi permettono un minimo di raccolto che anche due volte l'anno faccio trasformare, in un’azienda non mia ma tra le migliori italiane, in conserve dolci dopo aver raccolto e despinato personalmente, e a mano, i frutti uno per uno! Il mio raccolto è piccolissimo ma speciale perché oltre a essere unico nel suo genere in Italia e derivare da una risorsa che già in natura è così limitata - figurarsi nel mio piccolo terreno - la sua lavorazione è ottenuta in laboratorio in modo certosino e per niente semplice, lavorando i fichi a mano, uno per uno, con una spremitura a freddo, con l'80 % di sola frutta (con uno scarto del 50/% costituito dal nucleo del frutto ricco di semi coriacei e legnosi), con un minimo di cottura, senza conservanti né pectina.

Opuntie nello scatto di Laura Adani

Opuntie nello scatto di Laura Adani

“I fichi gelatinosi di un color magenta, di superlativa bellezza, che sanno un po' di erba acidula hanno profumo di rosa e sapore di uva e ribes rosso. Dunque ben si sposano con quenelle di ricotta, un dolce al cucchiaio come panna cotta, una bavarese al latte di mandorla e pistacchi, una coppa di yoghurt come una mousse al cioccolato fondente ed via deliziandosi ai vari pensieri.

“Tra mille tabù locali, procedo tenacemente nella mia passione tosta ma bellissima, "spinosa" ma originale dando un senso alla mia missione, alla mia vita daccapo”.

Chi volesse contattare Titti le può scrivere all’indirizzo tittidivi@gmail.com.


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