Sesso debole sarà il tuo

Le discriminazioni di genere iniziano già a scuola. Ma Sara Preceruti non s'è mai arresa

05-01-2014

Sara Preceruti, classe 1983, chef de La Locanda del Notaio di Pellio Intelvi, Como, 1 stella Michelin, insegna in cui lavora da 10 anni. E la miglior chef donna per la Guida Identità Golose 2014

Fino a qualche anno, diverse aziende private fa erano orientate ad assumere quasi solo uomini. Questo perché, da un lato ritenevano più produttivi i gruppi di lavoro maschili, dall’altro volevano evitare assenze o turn-over per possibili maternità.

La discriminazione tra maschi e femmine esiste in tutti i campi e, come tante altre donne, anche io l’ho vissuta fin dall’adolescenza. Ho iniziato a frequentare la scuola alberghiera a 16 anni, in una classe composta da 20 ragazze e 5 ragazzi. Eravamo prese di mira dai compagni maschi poiché, in quanto femmine, era scontato che dovessimo occuparci della pulizia delle cucine e delle padelle. E non venivamo mai prese in considerazione per compiti quali sfilettare il pesce o disossare la carne, in primis dagli insegnanti… maschi, tanto per cambiare.

Alla premiazione di Identità Golose del Magna Pars, novembre scorso

Alla premiazione di Identità Golose del Magna Pars, novembre scorso

Affacciandomi sul mondo del lavoro in trattoria a 17 anni, come la maggior parte della donne fui messa in pasticceria… Ripensando oggi a questo fatto posso però ritenermi fortunata, perché mi è servito per prendere coscienza del mio grande amore per i dolci, pensati come la degna chiusura di un ottimo pasto. Tuttavia, la mia attrazione per i fornelli, mi spinse dopo il primo anno a chiedere di cambiare partita, per poter imparare altre lavorazioni. Un po’ titubante, lo chef mi concesse di seguire gli antipasti. Vedendo poi che me la cavavo bene, decise di assegnarmi a rotazione tutte le partite.

Ottenni il ruolo di capo partita dopo tre anni di apprendistato, a differenza di altri miei ex compagni che dovettero lottare più a lungo. In tutta il mio percorso professionale ho sempre avuto compagni di brigata e chef maschi ma non per questo mi sono mai lasciata andare, né mi sono fatta mettere i piedi in testa da nessuno. Anzi, ho sempre fatto valere i miei diritti e le mie ragioni con chiunque. A tal proposito, ricordo un episodio ai tempi del liceo, prima della scuola alberghiera. Trascinai un professore dal preside perché ritenevo ingiusta una nota di demerito…

Fortunatamente negli ultimi anni la differenza di genere è andata assottigliandosi. Maschi e femmine devono essere bravi cuochi, creativi e pronti a recepire le nuove tendenze in fatto di gusti, contrasti e associazioni. Perché alla fine è il piatto che conta, non il sesso di chi lo prepara. Solo quello arriva al cliente/consumatore. Tutto il resto sono chiacchiere.

Ritengo infine che l’equilibrio perfetto in una cucina è dato dalla collaborazione tra uomini e donne. L’unione di personalità, esperienze, gusti personali e sensibilità diverse è infatti la strada migliore per ottenere risultati importanti.

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